::BOLOGNA 27 OTTOBRE::

in collaborazione con  

SERRE DEI GIARDINI MARGHERITA-VIA CASTIGLIONE, 136

DALLE 15.00 in poi

GRIGIOSIRO

Gli alberi vecchi sono sostenuti da apposite stampelle e aiutati a fiorire. Sperimentazioni intorno al dono.

Progetto partecipato itinerante

Itinerante nelle seguenti date del festival:

6 ottobre – Cesena / Galleria ex pescheria dalle 16.00 alle 19.00
7 ottobre – Cesena / Teatro Bonci dalle 15.30 alle 19.00
27.28 ottobre –Bologna / Serre dei giardini Margherita dalle 15.00 in poi

 

Grigiosiro ha fatto del dono uno strumento potente del proprio lavoro artistico, e con l’arrivo dell’autunno ha pensato di rinnovare il “rito”. Grigiosiro vuole donare la sua esperienza e il suo tempo per realizzare la trasformazione “poetica” della porzione di una casa, di una terrazza, di un giardino. Per poterlo fare ha bisogno di lavorare con le altre persone. Chiunque abbia voglia di raccontare una storia legata alla casa, ed ha sempre sognato di avere qualcuno che potesse realizzare la trasformazione di quel luogo, non farà altro che spedire il racconto (Giorgia Valmorri Boris Bertolini piazza roverella, 8 Sorrivoli di Roncofreddo 47020 – FC) oppure raggiungere Grigiosiro nelle date di appuntamento di BIM! Microfestival. Grigiosiro sceglierà una storia e una persona che avrà in dono il tempo necessario per ideare il progetto e la sua realizzazione. A carico del vincitore le spese per i materiali scelti ed approvati, quelle per il viaggio, il vitto e l’alloggio.

ore 19.00 (dur.2He30')

“Per l’uomo parlare significa esistere, in assoluto, per l’altro” 

Rassegna di opere video a cura di Viviana GravanoValentina Pagliarani

Per poter tornare ad immaginare la forza e l’importanza delle diversità nel mondo contemporaneo pensiamo che occorra ricominciare a lavorare sulla percezione identitaria di sé e degli “altri”, in primo luogo abbattendo proprio questa distinzione, e mettendo al centro l’urgenza di uno spazio comune, dove la parola comunità trova fin dall’infanzia un proprio profondo significato, in un agire comune e condiviso nel quale non serva creare barriere, chiusure ed esclusioni. Come scriveva lo psichiatra martinicano Franz Fanon “per l’uomo parlare significa esistere, in assoluto, per l’altro” (Franz Fanon, Pelle nera maschere bianche. Il nero e l’altro, Marco Tropea Editore, 1996, p.15). La questione non è quindi solo cambiare il punto di vista su “gli altri” ma porsi all’ascolto dello sguardo degli “altri” su loro stessi e su “noi”.

Maremoto è un lavoro di natura performativa girato sulle coste siciliane. Alle prime luci dell’alba una donna cerca di cavalcare le onde del mare in sella ad una bicicletta, un tentativo impossibile di attraversare il mediterraneo utilizzando un mezzo improbabile e poco affidabile. La donna trascinata via dalla forza dell’acqua si immerge fino a scomparire, dallo stesso punto emerge un uomo di colore che ripercorre a ritroso il percorso per approdare finalmente alla spiaggia e proseguire il suo viaggio in bicicletta. Un lavoro circolare in cui l’elemento dell’acqua, del mare, dell’attraversare racconta la storia di Ibrhaima un ragazzo arrivato a Lampedusa dal Senegal, è la sua voce ad accompagnare il video in lingua Pulaar, il suo dialetto. I due personaggi sono vestiti uguali come se fossero un’unica persona, l’una ha bisogno dell’altra: nell’andare si trova il sè così come nel tornare, l’esperienza della migrazione appartiene ad entrambi. Il desiderio di quest’incontro avviene sul confine del mare, il viaggio diventa un tentativo di ricucire due sponde, due orizzonti, più culture. Il percorso verso l’altro diventa fluido, le barriere in mare non esistono, il mediterraneo da sempre ha rappresentato una strada d’acqua percorsa da popolazioni che giungevano e ripartivano. Le azioni sono costituite da due unici piani sequenza che danno corpo alla reale fatica dell’attraversare. Non c’è traduzione linguistica ma mediante le immagini ed il suono della lingua si percepisce la storia di uno dei tanti migranti approdato sulle coste mediterranee.

Il video Opacity_03 realizzato da Salvo Lombardo e Isabella Gaffè fa parte del progetto Excelsior di Salvo Lombardo con la compagnia di danza Chiasma. Il progetto ridiscute il concetto attuale di etnocentrismo culturale partendo dall’analisi del Balletto classico Excelsior del 1881, che rappresentava in maniera paradigmatica un’idea di modernità e nazionalismo in Italia attraverso la metafora della grande civiltà italiana e Europea come luce del progresso, contrapposta all’oscurantismo delle altre nazioni arretrate da “incivilire” in pieno periodo coloniale.

Partendo da una rimediazione degli immaginari contenuti in quell’opera, che ha avuto un successo planetario per tutto il XX secolo ancora, Salvo Lombardo ha prodotto uno spettacolo di danza contemporanea e una serie di altri prodotti artistici di diversi formati: dal video, alle conferenze, agli incontri a altre forme perfomative brevi. Data la natura fortemente interculturale del progetto durante la sua creazione Salvo Lombardo, insieme a Isabella Gaffè, hanno realizzato una serie di workshop con partecipanti in diversi contesti per aprire un confronto e arricchire il proprio percorso creativo. A Ferrara il workshop, attraverso la collaborazione della Cooperativa Sociale ONLUS Matteo25 e in particolare dell’antropologo Gianmarco Marzola e con la collaborazione di Roberta Cavazzini, è stato dedicato a ragazzi richiedenti asilo e rifugiati. Gli incontri si sono svolti nei locali del Teatro Comunitario di Ferrara e hanno prodotto un video finale, montato da Isabella Gaffè. I partecipanti al workshop e al video e protagonisti del video sono:  Diallo Dian, Diallo Alhassane, Diallo Souleymane, Camara Abdoul Rachid, Sekou Fofana,Fofana Cheikhouba, Traore Oumarou, Balde Alfa, Sackor Kassim, Kemo Ceesay, Tandian Sekhou, Sissoko Soungoutou, Ba Pateh, Bah Lamin Mouhamad, Ousseini Nassirou,  Baidoo Richmond.

La valle. Capitolo I: settembre/ottobre è il primo episodio di un film lungo un anno. Il film coinvolge molte persone che si trovano a vivere nelle reciproche vicinanze, in grandi case semi-vuote o molto affollate, gente di città temporaneamente in campagna. Ma, come dice George Perec, la campagna non esiste. La campagna è un paese straniero

produzione PerAspera festival
concept ZimmerFrei
direzione Anna de Manincor
sound Massimo Carozzi
      con Ada, Anna, Armando, Benni, Coline, Didi, Edoardo, Gheda, Giovanni, Jeff, Lorenzo,
Lucia, Ludovica, Lupo, Marisa, Martin, Massimo, Mirella, Niccolò,
Nico, Nicola, Nina, Sebastiano, Valentina.
anno
2017
dur. 35’

In seguito alla morte della moglie Giuseppe deve prender con sé, in Svizzera dove lavora, come stagionale, il suo bambino. Lo statuto dello stagionale in Svizzera vieta al figlio di restare con il padre e le autorità gli negano il permesso di soggiorno. Così il bambino è costretto a vivere chiuso in casa aspettando suo padre dal lavoro. Giuseppe alla fine esausto per la terribile situazione organizza una manifestazione per liberare tutti i figli « clandestinamente » reclusi nelle case dei lavoratori italiani in Svizzera.